Note storiche

La fondazione di Viscalori, borgata del comune di Viagrande, rientra nell’opera di colonizzazione dei boschi dell’Etna, iniziata in epoca normanna e sviluppatasi dopo la fine della guerra del Vespro (1282-1302) e delle successive lotte baronali (1392). La necessità di culture più redditizie aveva spinto gli abitanti delle antiche città della costa a risalire gradualmente le pendici dell’Etna per disboscare i fertili terreni vulcanici, bonificare le sciare e trasformarle in vigneti e frutteti.

Nel secolo XV alcune famiglie di boscaioli si insediarono nei boschi sottostanti Trecastagni, nella contrada che da loro prese il nome «di li buscaroli», come si legge in un documento del 1464. Una probabile testimonianza dell’antico borgo medievale è la chiesetta dell’Annunziata, che conserva qualche testimonianza della sua origine, nonostante i rimaneggiamenti subiti nel tardo Settecento.

         

Nella chiesa cinquecentesca di San Biagio — come attestano gli atti della visita pastorale del vescovo Antonio Faraone — si esercitò la cura delle anime per tutto il casale di Viagrande durante i lavori di costruzione della chiesa madre Santa Maria dell’Itria (1571). Dell'antica chiesa rimane il campanile e alcune pregevoli strutture in pietra lavica inglobate nell’attuale edificio, costruito nel secolo XIX.

L’accresciuto numero degli abitanti indusse il vicario capitolare di Catania ad elevare la chiesa di San Biagio a chiesa filiale curata della matrice di Viagrande, autorizzando l’amministrazione dei sacramenti per i fedeli del quartiere (28 agosto 1635).

Il 19 gennaio 1812 il clero della chiesa di San Biagio, con la vincita di una lotteria promossa dai Borboni per risanare le esauste finanze della corte, venne in possesso del ricco patrimonio dell’antica badia di S. Calogero di Augusta, che aveva il consistente reddito annuo di 207 once. Per impiegare questa rendita, si decise di edificare una nuova chiesa, di arricchirla di suppellettili e di chiedere l’erezione di una collegiata, che avrebbe assicurato una prebenda ai sacerdoti del borgo.

 

Il nuovo collegio di sacerdoti, composto da quattro dignità (prevosto, tesoriere, decano, cantore), dieci canonici e sei mansionari fu eretto dal vescovo Gabriele Gravina il 12 dicembre1817, dopo avere ottenuto il nulla osta di Ferdinando III il 10 maggio 1815.

Di questa vicenda troviamo cenni non privi  di humour nelle iscrizioni latine poste all’interno e sulla facciata della chiesa. Sull’arco centrale del presbiterio si legge: «A Dio Ottimo Massimo. Dedicato a San Biagio e abbellito nell’anno del Signore 1825 con le ricchezze inviate dal cielo». Sulla facciata: «L’origine [di questo Tempio] è degli abitanti di Viscalori, la buona sorte donò le ricchezze, il vescovo di Catania il diritto alla collegiata. Nell’anno 1817». «San Biagio ha dato la gloria, Ferdinando I la giustizia, Salvatore Ferro il decoro. Nell’anno 1819».

La collegiata di San Biagio non ebbe lunga vita, essendo stata soppressa dalle leggi eversive dell’asse ecclesiastico emanate dal governo italiano nel 1866.

Il 21 giugno 1926 l’arcivescovo Francica Nava eresse la chiesa sacramentale di San Biagio parrocchia autonoma, in conformità alle norme del codice di diritto canonico promulgato nel 1917.