Ascensione del Signore«Andate
in tutto il mondo e pr (Mc 16, 15-20)
Le letture di questa domenica, nella quale si fa memoria dell’Ascensione di Gesù, ci offrono diversi spunti di riflessione. Innanzi tutto le apparizioni di Gesù: esse sono una costante testimonianza di tutti e quattro gli evangelisti. Gesù appare in una forma indefinibile alle donne che si erano recate di buon mattino al sepolcro, ai due discepoli di Emmaus che lo riconoscono solo in un secondo momento all’atto dello spezzare il pane, agli apostoli sulle sponde del lago di Tiberiade, in una forma misteriosa, tanto da entrare dove i discepoli si erano riuniti a porte chiuse per timore dei Giudei, ma concreta e reale per cui si lascia toccare, spezza il pane, mangia. Una presenza reale per una missione «andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura». Si superano così, d’un sol colpo i confini spaziali e temporali del “regno” come era stato percepito fino allora nella cultura ebraica: il messaggio nuovo e dirompente è indirizzato non soltanto al popolo eletto ma ad ogni creatura, in tutto il mondo, rimarcando la fedeltà dell’amore del Padre verso l’uomo a qualsiasi latitudine egli dimori. Questa missione è stata interpretata nel tempo in vari modi: come testimonianza personale e comunitaria nella chiesa primitiva, come conversione di popoli da Costantino in poi, con la conseguente commistione fra potere politico e religioso, come conquista militare con le crociate, come colonizzazione, dalla scoperta delle Americhe al secolo scorso, per sperimentarla oggi, in epoca post-conciliare, come testimonianza e dialogo. La missione a proclamare il vangelo è riferita alla Chiesa e quindi a ciascuno di noi con un dovere di testimonianza che appartiene ad ogni membro della comunità ecclesiale come conseguenza dell’essere battezzato. Leggiamo in Luca: «uomini di Galilea perché state a guardare il cielo?» È una precisa indicazione a non guardare sopra i tetti ma al disotto di essi, laddove noi viviamo accanto ad altri uomini, una esortazione all’impegno del cristiano nel mondo attraverso una testimonianza a tutti i livelli a seconda del proprio carisma e della propria collocazione familiare, professionale, sociale, politica, in relazione dialogante con “l’altro” e gli “altri” esprimendo in queste relazioni capacità di accettazione, gratuità e perdono reciproco. Scrive Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose: «il cristiano non evade la storia» ma vi si immerge pur conoscendone le sue opacità, contraddizioni e problematiche perché sa che la storia è l’ambito della presenza di Dio. E infine una presenza reale di Gesù con una promessa: «sarò con voi fino alla fine del mondo» e «riceverete lo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni». E ai discepoli che guardavano in alto mentre Egli se ne andava due uomini in bianche vesti dicono: «questo Gesù che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». È la promessa di una continua presenza tra gli uomini che uniformandosi, pur nella loro fragilità, al messaggio evangelico vivranno la loro quotidianità in modo del tutto singolare e parteciperanno operativamente alle dinamiche culturali, sociali e politiche con la consapevolezza di chi è nel mondo ma non è del mondo, inoculando in questo rapporto dialettico la relatività delle soluzioni trovate, la ricerca del bene comune, l’accettazione delle ragioni degli altri e, allo stesso tempo, il primato dell’uomo e della relazione. Questa consapevolezza di non essere del mondo è proprio legata alla fede nella promessa del ritorno annunciato di Gesù e dell’instaurarsi della sua giustizia. S. D. L.
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